Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Privacy Policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

seguici su ...

In evidenza

Articoli recenti

Ascolta ...

logoRadioValentina

Login

vino.1

 di Antonella Viscomi

Enotria, "terra del vino", così veniva chiamata la Calabria anticamente. La millenaria storia del vino di Calabria inizia con l'approdo sulle nostre coste nei territori di Sibari, Crotone e Locri di numerosi coloni greci intorno al VIII-VII sec. a.C .

 E' pur vero che alcuni ritrovamenti archeologici danno testimonianza dell'esistenza di contatti tra la popolazione "autoctona" e quella greca già durante la civiltà micenea. Come ogni popolo anche le civiltà esistenti in terra calabra erano dedite alla coltivazione della vite, una viticoltura rudimentale, empirica  dove ogni famiglia produceva "il suo vino" soddisfacendo le proprie necessità.

Alcuni coloni ellenici approdarono sul litorale di Punta Alice (Cirò Marina) e rimasero affascinati  dalla bellezza e fertilità del luogo e dintorni (oggi Cirò, Cirò Marina, Melissa, Crucoli).

strangugghi.nellina

 

di Antonella Viscomi

E' Dicembre e via via entreremo nel vivo dei preparativi natalizi.
In ogni casa, in ogni famiglia l'atmosfera, la magia del Santo Natale e di tutte le Feste Natalizie sarà più intensa grazie anche alla realizzazione e consumazione dei tradizionali dolci tipici del paese in cui si vive. La nostra cara terra di Calabria sforna e profuma in tutto questo bellissimo e tanto atteso periodo dell'anno i dolci della tradizione preparati con ingredienti semplici e poveri ma gustosissimi dagli odori e dai sapori inebrianti. Prodotti genuini, semplici e poveri che le famiglie contadine, in un tempo non molto lontano, preparavano con quello che avevano in casa, frutto del lavoro nei campi e della certosina e nobile arte nell'elaborare e conservare i frutti stessi. Dolci molto modesti ma pieni d'amore divinamente realizzati dalle massaie e negli antichi forni per il buon Augurio nell'attesa e condivisione delle feste con amici e parenti.

Sibari.risaia

 

“Non tutti sanno, neanche la maggior parte dei calabresi, che nella piana di Sibari, la pianura più grande della Calabria,  ci sono circa 600 ettari di terreno coltivati a riso.

Che il riso sia arrivato in Italia passando dal Sud è cosa certa, anche se poco nota. Quando nel 250d.C. gli arabi portarono il riso in Sicilia dall’Egitto è verosimile che abbiano tentato di acclimatarlo a Siracusa e nella piana di Lentini, non distante da Catania ed è pure ipotizzabile che abbiano tentato di introdurlo in Calabria, nei pressi di Sibari, ma per secoli non si andò oltre i tentativi e i mercanti lo importarono senza che nessuno riuscisse a coltivarlo in modo significativo. 

La risicoltura, quindi, in queste zone non prese piede. Ciò avvenne più tardi, dopo le bonifiche, quando risultò necessario rendere produttivi i terreni salmastri della piana che l’eccessiva salinità rendeva inadatti all’agricoltura limitando la produttività delle piante coltivate. L’utilizzo ottimale si ebbe solo dopo la seconda guerra mondiale e fu tale da rendere quei terreni adatti alla coltivazione del cereale: “c’è uno zoccolo duro di salgemma alle falde del Pollino”, ma anche tanta acqua dolce proveniente dal massiccio montuoso, distante dalla piana solo una quindicina di km in linea d’aria.

Patate e peperoni

 

 di Nicola Siciliani de Cumis

   In alcuni luoghi della Presila Catanzarese, si racconta che tanto tempo fa viveva da quelle parti un uomo che aveva il dono – ma lui diceva anche la sventura – di possedere una memoria di ferro e di avvertire, come nessun altro, gli odori buoni e gli odori cattivi che il vento portava nell’aria. Dei cibi e delle bevande delle sue montagne e dei luoghi marini che egli osservava da lontano, quell’uomo diceva che “piatti pieni” e “bicchieri ricolmi” erano per lui creature viventi, di cui gli veniva naturale “fiutare il sapore” e “assaporare l’odore”. E questo gli succedeva, al solo immaginarne gli ingredienti “mari e monti”: e poi, nel maneggiarli nel corso della preparazione delle diverse pietanze, durante la loro cottura, nell’allestimento, e infine nella degustazione del piatto bell’e pronto.